CIRCO A TEATRO

Seminari e workshop sull'arte circense.

Open Circus a Strà
Racconto degli incontri

Stacks Image 1605

Gli scorsi 25, 26 e 27 settembre, nel cuore di Milano, si è svolto Strà – Festival delle Arti di Strada. Durante la rassegna che ha trasformato gli spazi del Castello Sforzesco in un grande palcoscenico, Open Circus ha proposto una serie di incontri coi protagonisti della manifestazione e dei focus tematici sul rapporto tra il capoluogo lombardo e lo spettacolo popolare. In apertura delle conferenze, svoltesi all'interno dello Spazio Sforza di Expo Gate (la struttura costruita in via Beltrami in occasione dell'esposizione universale) Alessandro Serena, direttore scientifico dell'iniziativa, ha sottolineato come la scelta di quel luogo sia particolarmente simbolica: dopo secoli di sospetto e rifiuto delle amministrazioni comunali nei confronti delle attività girovaghe, gli artisti di strada si sono riappropriati del suolo pubblico entrando dalla porta principale, occupando per tutto il week-end la zona centrale di una delle più importanti città italiane. Un successo che deriva da una nuova attenzione che Milano sta prestando a questo tipo di iniziative: già con Strad@perta, il servizio della Federazione Nazionale Arte di Strada adottato da qualche anno per la turnazione delle performance di strada in città, il comune si è dimostrato accogliente nei confronti di queste espressioni artistiche, consentendo da una parte una gestione oculata delle offerte e dall'altra una loro valorizzazione. Questa rinnovata sensibilità fa rivivere l'antica vocazione meneghina per lo spettacolo popolare: come è stato ricordato negli approfondimenti di Open Circus, Milano ha infatti ospitato a lungo alcuni importanti teatri di varietà e cafè-chantant tra i quali l'Eden e l'Olympia (situati proprio in zona Cairoli, location di Strà) e il Teatro Gerolamo, la “piccola Scala” in Piazza Beccaria che presto risorgerà a nuova vita. La città, oltretutto, ha dato i natali ad una figura di spicco del panorama circense come Gaetano Ciniselli, cavallerizzo che nella seconda metà dell'ottocento incantò lo zar russo, fondò il circo stabile di San Pietroburgo, ancora oggi esistente, e contribuì alla nascita di quello che sarà il Teatro Dal Verme.

Stacks Image 1619

Le colazioni con gli artisti hanno permesso al pubblico di conoscere più da vicino i partecipanti al Festival. Valentina Sforzini e Cuboliquido, i due street-painter intervenuti sabato mattina, hanno raccontato il proprio percorso personale mettendo in luce come le loro performance siano più vicine all'esibizione di un artista di strada che a quelle di un pittore: al contrario di quanto avviene per quest'ultimo, infatti, nel loro lavoro conta molto di più il processo creativo che l'opera compiuta, perché è nel momento in cui lo street painter dipinge che si sviluppa il rapporto col pubblico, che vuole vedere dal vivo come nascono i quadri urbani. “Siamo attori” ha sostenuto Cuboliquido, il quale ha anche spiegato che in questo mestiere si “recita” come a teatro, assecondando la reazione del pubblico e tenendo sempre a mente la sua presenza, ad esempio pitturando le parti più belle quando ci sono più spettatori. Questa forma espressiva riprende dunque l'antica arte dei madonnari riaffermando quella che è sempre stata la forza delle discipline di strada: il contatto diretto con le persone.

Stacks Image 1601

Anche Thomas Blackthorne, il fachiro ospite della seconda “Colazione con l'artista”, ha confermato l'importanza della comunicazione senza mediazioni tra artista e fruitori: la piazza è un palcoscenico dal quale il pubblico deve essere catturato dall'inizio alla fine, perché a differenza di quanto generalmente succede al cinema, in quel contesto non ci si fa scrupoli ad andarsene se lo spettacolo non è gradito. L'artista inglese ha poi soddisfatto la curiosità dei presenti circa la tecnica che gli permette di ingoiare le spade: “In gola c'è una specie di buttafuori” ha spiegato Blackthorne, “che dice: Pasta? Puoi passare. Carne? Puoi passare. Spade? No!”; occorre dunque allenare la mente a vincere l'istintivo rifiuto che blocca i corpi estranei e lascia passare il cibo; un lavoro che varia da oggetto a oggetto e che costituisce la vera sfida che il fachiro pone a se stesso per la gioia (e il raccapriccio compiaciuto) degli spettatori. Discutendo con Blackthorne, Serena ha ricordato un aneddoto che testimonia l'eterno fascino che questi artisti suscitano: papa Francesco ha dichiarato che il suo film italiano preferito è La strada di Fellini, che racconta proprio di un mangiatore di fuoco, Zampanò, interpretato da Anthony Quinn.

Stacks Image 1607

Nel pomeriggio del 26 si è parlato di teatro urbano, indagando questa forma espressiva che più di altre vive della relazione con lo spazio pubblico che va ad occupare; tematiche d'impatto sociale, tecniche di strada e sperimentazione costante si uniscono nella realizzazione di performance coinvolgenti capaci di rompere le consuetudini, sia quelle della drammaturgia classica che quelle che regolano la vita ordinaria delle città. La storia artistica di Hansel Cereza dà conto di questa continua ricerca nell'estetica dello straordinario, capace di offrire nuovi punti di vista sui contesti che fruiamo quotidianamente; è stato proprio il grande art director spagnolo l'ospite della conferenza pomeridiana: l'artista ha raccontato le tappe della sua carriera, dalla fondazione de La Fura del Baus, compagnia che ha rivoluzionato il modo di approcciarsi agli spettatori ridefinendo il concetto di spazio scenico, agli ultimi anni, in cui il regista ha allargato il suo campo d'azione occupandosi tra le altre cose di grandi eventi come i Mondiali di Nuoto del 2013. Il caso di Cereza dimostra la vitalità e le potenzialità delle arti di strada, capaci di “infiltrarsi” nelle forme espressive più diverse rigenerandosi e fornendo a loro volta linfa vitale alle esibizioni in cui si inseriscono.

Stacks Image 1609

Il ciclo di incontri non poteva terminare in modo migliore: domenica 27, alle ore 16, è arrivato presso Expo Gate il Clown dei Clown, David Larible, reduce dall'inaugurazione del Teatro Mentore di Santa Sofia la sera precedente, avvenuta in collaborazione con Accademia Perduta Romagna Teatri. Serena, produttore della tournée del pagliaccio nonché suo caro amico, ha sottolineato come la scelta di questo artista per la riapertura di un teatro sia di estrema importanza e indichi chiaramente che il clima attorno alle discipline circensi e di strada stia cambiando, grazie anche a progetti come Open Circus che rilanciano il valore culturale di questo tipo di esibizioni contribuendo all'abbattimento delle barriere tra generi considerati minori e generi ritenuti maggiori. Il direttore di Circo e dintorni ha spiegato come un tempo questa ibridazione tra forme spettacolari fosse molto più comune rievocando tra gli altri il precedente storico dell'inaugurazione nel 1864 del Teatro Bellini di Napoli che ospitò per l'occasione il Circo Guillaume della famiglia Tontolini; Serena ha quindi auspicato che quanto avvenuto al Santa Sofia sia soltanto l'inizio della rinata attenzione verso le arti del tendone.
Larible ha esordito con un elogio al “popolare”, non solo perché tutte le forme di spettacolo nascono dalla strada, ma anche perché essere popolari significa appartenere al popolo: il fine della sua arte, ha spiegato ad una platea attenta e curiosa, è divertire chi va a vederlo mettendosi al suo servizio; David sostiene che per ottenere la risata degli spettatori occorre avere un orecchio allenato a percepire gli umori del pubblico ed una grande capacità di improvvisazione che, in maniera analoga a quanto avviene nel jazz, può esserci solo se si è totalmente padroni delle tecniche del proprio mestiere. Questo clown, che nel circo di Barnum in America si esibiva di fronte a migliaia di persone ogni sera, ha coscientemente conservato nei suoi show il coinvolgimento del pubblico perché l'essenza profonda della sua arte, come di tutto lo spettacolo dal vivo, si trova nell'esperienza unica del contatto irripetibile tra lui e gli spettatori.
Larible ha poi distinto tra le “battute di testa” e le “battute di pancia”, spiegando che lui persegue le seconde dato che ritiene che soltanto le ultime lasciano lo spettatore pienamente contento e senza il retrogusto amaro che la comicità intellettuale spesso genera. La risata genuina, il riso incontenibile che colpisce bambini e adulti: questo è l'obiettivo del Clown dei Clown.

Stacks Image 1611

Ma come nasce la clownerie? Per Larible “Un artista non fa il clown, un artista è un clown, ed è una differenza importantissima”; mentre l'acrobazia è qualcosa di tecnico e quindi riproducibile (chiunque, se allenato a dovere, può ripetere un salto mortale) l'arte dei pagliacci nasce dal proprio sentimento personale: nessuno può riprodurre la comicità di Totò, perché era qualcosa di suo. L'aspirante clown deve trovare il modo migliore di essere se stesso; si parte sempre da un dato profondamente personale e poi ci si perfeziona attraverso l'esperienza e la conoscenza dei grandi maestri del passato.
Vista la straordinaria capacità di Larible di coniugare tradizione e innovazione ed il suo carisma naturale che ne fa uno dei personaggi circensi più amati dal pubblico contemporaneo e da numerosi suoi colleghi artisti (da Woody Allen a Francis Ford Coppola, passando per Nicola Piovani e Francesco De Gregori), Open Circus ha deciso di seguire la carriera di questo clown italiano nella convinzione che possa dare un contributo fondamentale alla diffusione del circo in tutte le sue forme. Una delle prime operazioni in tal senso è stata la pubblicazione e la promozione del libro
Consigli ad un giovane clown, scritto assieme ad Alessandro Serena e Massimo Locuratolo, che racchiude le tappe essenziali del percorso artistico di David, un excursus storico sulla clownerie e numerosi aneddoti della vita di Larible, esemplificativi del suo talento e della sua poetica. Lo scorso giugno Open Circus ha poi accompagnato il pagliaccio a Master, il nuovo premio annuale dedicato alle arti circensi lanciato dal Circo di Stato Russo (Rosgostsirk): durante il simposio organizzato per l’occasione, Alessandro Serena ha condiviso con gli altri operatori presenti le sue riflessioni sul circo italiano partendo proprio dal caso di David Larible e insistendo sulla collaborazione tra gli enti circensi delle varie nazione affinché gli sforzi condivisi portino ad e ad una diffusione capillare della loro arte. La sera del 29 giugno, nella splendida cornice del Teatro d'Inverno di Sochi, il Clown dei Clown ha presentato il suo show cui è stata tributata una standing ovation del pubblico. L'ennesimo successo per questo artista che porta in alto il nome del circo italiano.

Stacks Image 604

Per restare aggiornati sul festival: www.strafestival.com

© 2015 Circo e dintorni

pi 03672530239 - cf 93190200233